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Non esiste persona al mondo amante dell'alpinismo
che non conosca la grande figura di Riccardo Cassin.
Al suo nome sono legate imprese e ricordi che lo pongono a giusto titolo nella ristretta
cerchia di coloro che hanno scritto la storia di
questo affascinante sport.
A distanza di anni e nonostante gli attuali materiali permettano salite più veloci
e sicure, molti degli itinerari tracciati da lui durante gli anni '30 sono
ancora oggi duro banco di prova per i praticanti di questa disciplina.
L'alpinista Riccardo Cassin è indissolubilmente
legato alla figura dell'uomo Riccardo Cassin.
La grande determinazione, lo spirito di sacrificio,
la forza ed il coraggio dell'uomo che va
in montagna è la stessa che lo accompagna nella vita di tutti i giorni.
Di origine friulana (nato a S. Vito al Tagliamento il 02.01.1909),
poco più che ragazzo si trasferisce a Lecco in cerca di lavoro, dopo
la morte del padre.
La situazione economica e politica del momento non è delle più rosee ma è in
queste occasioni che emerge la forte volontà per
il conseguimento dei propri obbiettivi :lavora dodici ore al giorno, frequenta
le scuole serali ed in poco tempo diverrà capo officina e direttore di un'azienda
di impianti elettrici.
L'amore per la montagna però è già sbocciato e con gli amici comincia
le prime escursioni sul Resegone, la montagna che corona
la città di Lecco.
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In Grignetta cominciano le prime scalate: inizialmente
su itinerari semplici, ma che però ben presto
lasciano spazio a prime assolute.
Ogni attimo rubato al lavoro viene trascorso in montagna, "grande
maestra di vita".
Tra le innumerevoli nuove vie salite sulle montagne
di casa citiamo solo quella alla torre Costanza in Grignetta,
alla Corona di Medale, e sull'imponente parete sud del
Sasso Cavallo.
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Gli spazi per un giovane così forte e determinato cominciano
però ad essere stretti ed è così che avvengono i primi contatti
con le Dolomiti.
Anche qui Cassin dapprima ripete gli itinerari saliti da alcuni "mostri
sacri" del tempo, ma ben presto comincia a lasciare i segni
del proprio passaggio: nel 1934 in compagnia di Vitali
e Pozzi sale per un nuovo itinerario sulla parete
sud-est della Piccolissima Lavaredo, l'anno seguente è la volta di un
capolavoro assoluto: in compagnia di Ratti sale l'esposto ed
estetico spigolo sud-est alla Torre Trieste.
Ma non soddisfatto della grande impresa ed alla notizia del tentativo di alcuni
alpinisti tedeschi di salire la parete nord della Cima Ovest di Lavaredo:
Cassin
in compagnia del fedele amico Ratti si precipita per questa nuova
grande sfida che li vedrà vincitori dopo una permanenza
in parete di 60 ore e dopo avere superato difficoltà tecniche estreme ed avere
sfidato la furia degli elementi che si era scatenata.
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Quello che verrà poi definito come il trittico
delle Nord di Cassin viene proseguito nel
1937 in un nuovo scenario: dai monti pallidi alla
selvaggia Val Bondasca nella vicinanza Svizzera,
l'obbiettivo è l'inviolata parete Nord-Est del Pizzo
Badile, una muraglia di granito alta mille
metri, incastonata in un ambiente tetro e severo.
In compagnia dei Lecchesi Cassin, Ratti ed Esposito, si aggiungono anche
due comaschi, Molteni e Valsecchi, che attaccano l'ambita parete
qualche ora prima dei tre.
Giunta la sera, durante il primo bivacco in parete Molteni chiede a Cassin la
disponibilità di formare un'unica cordata.
Il secondo giorno d'arrampicata presenta notevoli difficoltà tecniche
che aumentano a causa dell'assoluto isolamento e delle frequenti
scariche di sassi che scendono dallo spigolo soprastante.
Durante la notte del secondo bivacco si scatena un terribile temporale che
mette alla prova i cinque alpinisti e specialmente Molteni e Valsecchi, già duramente
affaticati dagli sforzi della salita.
Il terzo giorno la parete è vinta dopo aver arrampicato
per parecchie ore sotto la pioggia, tramutatasi dapprima
in grandine e poi in una copiosa nevicata.
La discesa per il versante italiano è resa oltremodo difficile dal freddo, dalla
scarsa visibilità e ben presto dal calare della luce: Molteni e Valsecchi stremati
fisicamente e psicologicamente non riusciranno a giungere a salvezza.
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Sperone
Walker - Prima ascensione: Luglio 1938
(Cassin - Esposito - Tizzoni)
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Nel 1938 è legato
alla terza Nord, quella che conclude il trittico
con un percorso che ha ricoperto le intere Alpi: dopo le Dolomiti,
e la più ostica delle Alpi centrali è la volta
del massiccio del Monte Bianco e più precisamente
della maestosa e fredda parete Nord delle Grandes Jorasses.
L'itinerario impresso nei pensieri dei Cassin è una direttissima alla
punta Walker.
Con i compagni Esposito e Tizzoni l'impresa è di quelle memorabili: ottantadue
ore sulla montagna, delle quali trantacinque di scalata effettiva
lungo gelide fessure di granito i intasate dalla neve e dal ghiaccio che rendono
la salita più infida e che richiedono l'uso dei ramponi. |
L'attività di Cassin viene frenata dagli eventi bellici che
lo vedono in prima linea a difendere il proprio paese.
Le prime salite in tutto l'arco alpino si
susseguono comunque con regolarità.
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L'amara esclusione della spedizione per
il K2, viene in parte alleviata dalle
decisione della direzione generale del C.A.I. nel 1958 di
affidargli la guida di una seconda spedizione italiana
in Karakorum.
Obiettivo scelto l'inviolata parete del Gasherbrun IV, colosso
che per soli venti metri non raggiunge la fatidica quota degli ottomila metri.
La grande esperienza accumulata in oltre trent'anni
di alpinismo estremo è di guida per Walter Bonatti e per il lecchese
Carlo Mauri.
Il Gasherbrum IV è italiano.
A tutt'oggi meno di dieci persone hanno messo piede su questa vetta.
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La sapiente regia di Riccardo Cassin è fondamentale
per un altro grande successo dell'alpinismo
italiano.
Nel 1961 con la spedizione denominata "Città di Lecco", Riccardo
Cassin con i suoi allievi Alippi, Airoldi, Canali, Perego
e Zucchi giunge in vetta alla montagna più alta del Nord
America: il Monte McKinley (M 6178), lungo la parete
Sud.
Un grande successo per i Ragni di Lecco, che riceveranno
pure un telegramma di felicitazioni dal Presidente Kennedy.
L'attività di Cassin sulle montagne del mondo sembra non aver mai fine: dall'Himalaya
all'Alaska, dal Caucaso alle Ande dove guida una spedizione ai 6126
metri dello Jirishanca.
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Lhotse
- Parete Sud - 1975
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In poco più di due settimane dall'installazione
del campo base tutti i componenti la spedizione raggiungono
la cima.
Cassin è poi chiamato nel 1975 alla guida di
una spedizione che si pone come obiettivo una delle più grandi
sfide himalayane ancora irrisolte: la parete Sud della
quarta montagna più alta del mondo, il Lhotse.
Le incredibili difficoltà tecniche unite ai costanti pericoli di enormi valanghe
non hanno permesso la vittoria.
L'alpinismo di Riccardo Cassin è continuato ancora negli anni:
memorabile la festa svoltasi nel 1987 in Val Bondasca
per ricordare il 50° anniversario della salita al Badile.
All'età di 78 anni Riccardo sale per l'ennesima volta lungo la
sua via, lungo quella linea a cui ha dato la vita, in compagnia
degli amici di oggi è salito ricordando quei momenti così belli e così difficili,
ricordando i compagni di allora che non ci sono più.
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Lui,
la storia dell'alpinismo che non fa distinzioni tra alpinisti
bravi e meno bravi, ma che accomuna tutti coloro che come lui
hanno amato la montagna incondizionatamente.
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Riccardo Cassin è presidente onorario della Sezione C.A.I.
di Lecco, del gruppo Ragni, accademico del C.A.I.,
istruttore nazionale di alpinismo, socio onorario del Club
Alpino Italiano, del Groupe Haute Montagne francese, dell'American
Alpine Club, del Club Academico de Montanismo Espanol, del Club
Alpino Svizzero, sezione Bregaglia.
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E' decorato con quattro medaglie d'oro al valore atletico, nel dicembre
del 1971 gli è stata conferita l'onorificenza di Commendatore
della Repubblica e nel 1976 la cittadinanza onoraria di Lecco.
E'
stato nominato Grande Ufficiale della Repubblica.
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Riccardo ha salito il suo ultimo tiro di corda per raggiungere la Vetta più alta e bella. E' questo l'ultimo scatto che ci immaginiamo pensando alla dipartita terrena del grande uomo e alpinista. Ricordarlo in poche parole diventa quasi impossibile e non si riuscirebbe a spiegare a pieno l'energia ed il fascino che ogni incontro con lui trasmetteva. Un'energia che lo ha guidato in tutti i progetti ed avventure della sua vita, carburante essenziale di un uomo guidato da motivazioni e coraggio straordinari. Il fascino era invece quello di un uomo grandissimo, carismatico, ma che aveva una parola per tutti, soprattutto per i più giovani che non smetteva mai di incoraggiare in un mondo sempre più avaro di ideali e sogni.
Riccardo se ne è andato il 6 agosto, una data non banale, anzi ricolma di significato: ed allora la memoria corre veloce ad un altro 6 agosto, quello di 71 anni fa, quando Riccardo raggiunse un'altra vetta, quella delle Grandes Jorasses, da Nord, per una salita ed un'impresa che avrebbe per sempre segnato la storia dell'alpinismo.
Riccardo ha salito il suo ultimo tiro di corda ma ci ha lasciato in eredità un patrimonio di valori, stimoli, ricordi e salite che continueranno a farci da guida. La sua corda è sempre legata a noi, il cammino come sempre lo ha tracciato lui. Ciao Riccardo ! |
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